Obesità: non solo questione di peso

Obesità: non solo questione di peso

Obesità: non solo questione di peso

A cura di Gianluca D’Angelo

Obesità: non solo una questione di peso

Tra le varie definizioni dell’ obesità quella che rende maggiormente l’idea la descrive come una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo. Nella maggior parte dei casi è causata da stili di vita scorretti: un’alimentazione ipercalorica associata a un ridotto dispendio: condizione quindi ampiamente prevenibile.
L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.
Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. (Dati salute.gov.it – Ministero della Salute)
Più raramente l’obesità è causata da condizioni genetiche (es. sindrome di Prader Willi, alterazione del cromosoma 15) o da malattie endocrine quali la sindrome di Cushing (una condizione che determina un’aumentata produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali) o un cattivo funzionamento della tiroide (ipotiroidismo). Un’altra condizione che può associarsi ad obesità è la sindrome dell’ovaio policistico.
Anche l’ormone Leptina (Friedman, 1994) è fortemente coinvolto nella regolazione del metabolismo dei grassi e del consumo di energia. Codificato dal gene dell’obesità (OB) è prodotta soprattutto dal Tessuto Adiposo Bianco e trasportato dal torrente ematico ai suoi recettori, principalmente a livello dell’Ipotalamo. Questa comunicazione tra tessuto adiposo e cervello regola l’accumulo di grasso negli adipociti. Dopo il pasto e comunque quando le riserve lipidiche aumentano, cresce la concentrazione di Leptina per segnalare all’Ipotalamo che occorre ridurre l’assunzione di cibo. In seguito a digiuno prolungato o quando le riserve adipose diminuiscono, si riduce la sintesi di Leptina per segnalare che occorre aumentare l’assunzione di cibo e ridurre la spesa energetica.
Gli esperimenti sui topi da laboratorio hanno dimostrato che la somministrazione di Leptina riduce la somministrazione di cibo e aumenta il dispendio energetico, inoltre topi privi del gene dell’obesità (OB) incapaci quindi di produrre Leptina, diventano obesi, così come quelli dotati di recettori difettosi per l’ormone.
Nonostante questi risultati positivi non è stata mai provata la totale efficacia della Leptina nel trattamento dell’obesità umana. Infatti mentre i casi di obesità nell’uomo, in assenza di OB sono rari, è stata riscontrata elevata concentrazione plasmatica di Leptina. Questo dimostra una resistenza dei recettori ipotalamici delle persone obese per l’ormone.
Secondo dati dell’OMS, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi; nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35% della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l’11% della popolazione mondiale).
In Italia, il sistema di monitoraggio ‘OKkio alla Salute’ del Ministero della Salute (raccolta dati antropometrici e sugli stili di vita, dei bambini di 8-9 anni) ha riportato che il 20,9% dei bambini in questa fascia di età è in sovrappeso e il 9,8% in condizioni di obesità (dati relativi all’anno 2014).
Il progetto Hbsc-Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), uno studio multicentrico internazionale a cui aderisce anche l’Italia, con l’obiettivo di approfondire le conoscenze sulla salute dei ragazzi di 11, 13 e 15 anni, nel 2014 ha evidenziato che la frequenza dei ragazzi in sovrappeso e obesi è negli 11enni (24% nei maschi e 16% nelle femmine), e che nei 15enni (24% nei maschi e 12% nelle femmine).
Questo dato è particolarmente preoccupante, in quanto indica che il fenomeno obesità ha ormai iniziato ad interessare anche le fasce più giovani della popolazione.
Secondo i dati raccolti nel 2010-13 dal sistema di sorveglianza Passi, in Italia il 31% degli adulti è sovrappeso, mentre l’11% è obeso. In totale, oltre quattro adulti su dieci (42%) sono cioè in eccesso ponderale.
“Passi d’argento” (2012), il sistema sperimentale (avviato in 7 Regioni italiane) di sorveglianza della salute della popolazione anziana, infine indica che nella popolazione tra i 65 e i 75 anni di età sono in sovrappeso/obesi il 60% degli individui; tra i 75 e gli 84 anni le persone in sovrappeso/obesità sono il 53% e tra gli ultra 85enni il 42%.
La valutazione della quantità e della distribuzione del grasso corporeo può essere effettuata in diversi modi.
L’indice di massa corporea (IMC o BMI) permette di fare diagnosi di sovrappeso e obesità, ma non dà informazioni sulla distribuzione, né sull’esatta quantità del grasso corporeo (un culturista può avere un IMC molto elevato pur non essendo obeso; un anziano con scarsa massa muscolare può avere un eccesso di grasso corporeo pur presentando un IMC nel range di normalità).
L’Indice di Massa Corporea (IMC, kg/m2) si calcola: dividendo il peso, espresso in kg per il quadrato dell’altezza, espressa in metri; l’indice di adiposità ottenuto si confronterà quindi con le apposite tabelle.
Un altro metodo per diagnosticare il sovrappeso e l’obesità, è misurare la circonferenza del punto vita. Una circonferenza superiore a 94 cm negli uomini e a 80 cm nelle donne è considerata patologica.
Inoltre, la distribuzione del grasso può essere valutata con la plicometria cutanea (la misurazione dello spessore delle pieghe cutanee in diversi distretti corporei), con il rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi o con tecniche strumentali avanzate quali l’ecografia, la TAC o la risonanza magnetica che possono valutare anche la quantità del grasso ‘nascosto’ all’interno dell’addome, cioè del grasso ‘viscerale’, che è il più pericoloso dal punto di vista metabolico e del rischio cardiovascolare.
L’Obesità è quindi un problema complesso, una distonia metabolica, che spesso presenta quadri disfunzionali provocati da più cause concomitanti: metabolismo rallentato per ipofunzionalità tiroidea, intossicazione epatica (EPAX), ritenzione idrica (PILURESIS), disbiosi intestinale e stipsi (LACTO 10, FLORAFIT, RABARLAX) rientrano nel quadro sindromico.
Il trattamento consiste nella riduzione del peso corporeo, da effettuarsi sotto stretto controllo di un professionista, seguendo un’alimentazione corretta ed effettuando un regolare programma di attività fisica, adeguato alle proprie possibilità e nel successivo mantenimento di un peso equilibrato. Può essere d’aiuto in alcuni casi, ricorrere ad un supporto psicologico.
Si consiglia di iniziare l’attività fisica in maniera graduale (soprattutto per i più sedentari), con 10-15 minuti di attività aerobica (camminata a passo veloce, nuoto, tennis, tapis roulant, ballo, ecc), aumentando gradualmente, fino a raggiungere almeno i 30 minuti al giorno, 5 giorni a settimana. Qualche piccolo accorgimento può contribuire a mantenere un livello adeguato di attività fisica come non prendere l’ascensore, ma fare le scale e spostarsi a piedi evitando di usare l’autovettura per brevi distanze.

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