Bioflavonoidi

Bioflavonoidi

Bioflavonoidi: essenziali per il microcircolo

A cura di Gianluca D’Angelo

Nei lontani anni 30 lo scienziato ungherese Albert Szent-Gyorgyi, si dedicava all’ isolamento della vitamina C e s’imbattè per caso nei bioflavonoidi.
Chiamati anche vitamina C2, vitamina P, flavoni, flavonoli o flavononi, per la loro struttura organica, ancora oggi sono oggetto di discussione da parte di alcuni medici. Questa sostanza vivacemente colorata, è contenuta in alimenti come pepe verde, papaya, albicocche, uva, broccoli, ciliegie, pomodori, melone e soprattutto nella polpa bianca degli agrumi, insieme alla vitamina C.
Quando l’acido ascorbico viene assunto come molecola di sintesi, non si riceve, naturalmente, nessuna vitamina P infatti i ricercatori hanno osservato molte situazioni di scarsa efficacia quando le due sostanze non vengono assunte insieme.
Quando mangiamo un’arancia o un pompelmo, o tagliamo a spicchi un limone per condire o aromatizzare un alimento o una bevanda, non dobbiamo gettare la polpa e specialmente il piccolo torsolo bianco che attraversa il centro di questi frutti: getteremmo un tesoro di bioflavonoidi!
Per aver cristallizzato ed isolato la vitamina C gli fu assegnato, nel 1937, il Premio Nobel per la medicina. Negli anni seguenti, sia la vitamina C che la vitamina P figurarono in migliaia gli studi condotti sull’uomo e sugli animali in tutto il mondo. Il dottor Szent-Gyorgyi osservò durante i primi suoi esperimenti che i bioflavonoidi (da lui chiamati vitamina P) hanno un’importante funzione nel rafforzare i capillari.
La letteratura che descrive i meriti dei bioflavonoidi nel trattamento dei disturbi originati da disfunzioni dei capillari è abbondante e convincente. Persino il conservatore “Medical Letters” (9 Febbraio 1968) ha dovuto convenire nella serietà dei numerosi studi in base ai quali risultava l’efficacia delle terapie.

I capillari
Gli edemi, accumuli di liquido nei tessuti, e le emorragie apprezzabili sotto forma di macchie e chiazze rosse immediatamente sotto l’epidermide, possono essere conseguenze della fragilità dei capillari.
L’intero sistema cardiovascolare ha lo scopo di servire questi sottilissimi vasi, ampi solo quel tanto che basta a lasciar passare le cellule sanguigne “in fila indiana”.
E’ qui (e soltanto qui) che le cellule ricevono dalla corrente sanguigna l’ossigeno, le sostanze nutritive, gli ormoni, gli anticorpi, insomma tutto ciò che viene recapitato dalla corrente sanguigna. Ed è qui che inoltre si raccolgono i rifiuti. Tutto il resto dei vasi circolatori, arterie e vene, è impermeabile. E’ soltanto a livello dei capillari che il liquido proveniente dalla corrente sanguigna filtra fuori da questo sistema, altrimenti ermetico, mescolandosi con il liquido che circonda costantemente tutte le cellule del corpo e poi viene riassorbito.
Perchè questo processo abbia luogo, le pareti dei capillari devono avere la giusta permeabilità. I globuli e le proteine del sangue restano normalmente dentro i capillari: è la loro presenza a fornire la pressione osmotica che permette il ritorno del liquido alla corrente sanguigna. “Danno al sangue una pressione osmotica che agisce in modo da attirare i liquidi nei capillari dall’esterno come una sorta di magnete”, dice il dottor Roger James nel suo libro “Understanding Medicine” (Penguin Books, Baltimora, 1970). Quando i capillari sono troppo fragili e si rompono, oppure sono troppo permeabili, il sangue stesso passa all’esterno nel fluido intracellulare. Le ecchimosi sono un segno concreto di rottura dei capillari. Il liquido si accumula intorno ad una zona infetta o ferita perché, durante l’azione difensiva, i capillari adiacenti divengono estremamente permeabili; le cellule della parete del capillare si scostano lasciando degli spazi tra l’una e l’altra e permettono così ai globuli bianchi di riversarsi nella zona colpita per combattere l’invasione dei microrganismi. Anche le proteine del sangue si riversano nel liquido intercellulare attraverso questi spazi allargati e la pressione osmotica che normalmente richiama indietro il liquido si perde temporaneamente.
La vitamina P previene una permeabilità anormale, caratteristica questa di importanza primaria per il benessere di ciascuna cellula dell’organismo. Tutte le cellule infatti, dipendono totalmente dalla capacità dei capillari di apportare loro tutto il necessario e di portar via tutti i rifiuti che le avvelenerebbero.
Una intelligente integrazione alimentare non può prescindere dalla sinergia tra Vitamina C e bioflavonoidi. Cuprum C (Vitamina C estratta dalla Rosa canina, Acido Ascorbico e Rame); Rinfoven (composto di Rosa canina, Centella asiatica e Fumaria). Questi integratori sono stati pensati e prodotti proprio per soddisfare questa esigenza.
Altri studi dimostrano importanti miglioramenti nelle condizioni di vene varicose ed emorroidi (dottor Bernard A.D.Wissmer del Medical Policlinic dell’Università di Ginevra “Current Therapeutic Research” Agosto 1963).
I bioflavonoidi sono di particolare importanza per le donne che soffrono dei numerosi disturbi generalmente riassunti nella definizione “problemi femminili”.
Una serie di rapporti proviene da Strasburgo dove il dottor T. Muller ed i suoi colleghi, presso gli Hospices Civils, hanno annunciato i risultati di un esperimento in cui il flavone è stato usato in composto su un largo numero di donne ricoverate presso quell’ospedale per disturbi ginecologici (“Family Practice News”, 15 Marzo 1974).
L’opera del dottor R.C. Robbins, dell’Università della Florida, dimostra che i bioflavonoidi sono agenti naturali efficacissimi contro la trombosi. Ciò è risultato da esperimenti in provetta, sugli animali e sul sangue umano. Grazie alle provate qualità antiadesive dei bioflavonoidi, la loro presenza nella corrente sanguigna può rallentare considerevolmente la crescita di un coagulo patologico. Il medico nota anche che eparina e la nobiletina (uno dei flavoni più attivo) sono compatibili nell’uso.

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