I  Disordini del Sonno

I  Disordini del Sonno

 

In passato il sonno era visto come un processo passivo, simile alla morte e non si pensava affatto che una sua alterata fisiologia potesse determinare sindromi specifiche.
Tuttavia, già nell’antica Grecia, Democrito sosteneva che le malattie fisiche fossero la causa della sonnolenza diurna e che la cattiva alimentazione fosse la principale causa di insonnia; nel Medioevo furono riconosciuti gli effetti del sonno sull’epilessia e sull’asma; Thomas Willis, medico britannico del XVII secolo, descrisse incubi e gambe senza riposo.
Solo di recente i problemi del sonno sono stati considerati come disturbi primari e non solo come effetto o sintomo di altre patologie.
Con la scoperta del sonno REM nel 1953, il concetto di sonno come arresto passivo dell’attività corticale cominciò a cambiare in una visione del sonno come un processo attivo avviato da eventi specifici del sistema nervoso e con due stati distinti: REM e NREM.
Fino a qualche decennio fa, l’unico disturbo del sonno di interesse per la maggior parte dei neurologi era la narcolessia; tutti gli altri problemi del sonno erano generalmente considerati manifestazioni di problemi psichiatrici.
Il susseguirsi di scoperte, dal disordine di movimento periodico dell’arto (PLMD Periodic Limb Movement Disorder) alle apnee notturne, il riconoscimento che queste ultime, se non trattate, potessero essere associate ad un aumento della morbilità cardiovascolare e alla morte, l’uso di laboratori del sonno per studiarne modelli hanno cambiato radicalmente l’approccio ai disordini del sonno.
La perdita del sonno e i disturbi ad esso legati sono tra i problemi di salute più diffusi, facilmente trattabili ma spesso trascurati. L’impatto sociale dei disordini del sonno può avere conseguenze più o meno evidenti e più o meno immediate.
Tra le conseguenze più visibili emergono errori di giudizio che contribuiscono a eventi tragici, come incidenti automobilistici, che si verificano acutamente entro poche ore se non minuti dall’episodio disfunzionale e, quindi, sono relativamente facili da collegare ai problemi del sonno.
Le conseguenze meno visibili sono molto più diffuse e incidono su quasi tutti gli indicatori chiave del sistema sanitario: mortalità, morbilità, prestazioni, incidenti e infortuni, funzionalità e qualità della vita, benessere familiare e ricorso all’assistenza sanitaria.
Alcune di queste conseguenze, come aumento del rischio di ipertensione, diabete, obesità, depressione, infarto e ictus, si sviluppano in modo più insidioso nel corso di mesi e anni, con il perdurare cronico dei disordini del sonno.
Sebbene ci siano circa 90 distinti disturbi del sonno, secondo la classificazione internazionale (ICSD), la maggior parte sono contraddistinti da uno di questi sintomi: sonnolenza diurna eccessiva, difficoltà ad iniziare o mantenere il sonno, movimenti, comportamenti e sensazioni anormali che si verificano durante il sonno.
Secondo uno studio internazionale su prevalenza e caratteristiche dei problemi correlati al sonno, nonché su strategie per la loro risoluzione, nella popolazione generale di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Giappone, su un totale di circa 10 mila individui di età superiore ai 15 anni, la prevalenza dei disordini legati al sonno è del 56% negli Stati Uniti, del 23% in Giappone e del 31% in Europa, in particolare del 34% in Francia, del 33% in Germania, del 30% in Italia, del 23% in Spagna e del 36% nel Regno Unito. La maggior parte delle persone con questi disturbi li considerano a impatto notevole sulla loro quotidianità.
Tuttavia quasi la metà di questi soggetti non si è mai attivata per risolverli e la maggior parte degli intervistati non ne ha mai parlato con un medico. Di quelli invece che lo hanno consultato, circa il 50% in Europa e negli Stati Uniti e il 90% in Giappone ha ricevuto prescrizione di farmaci. Ne emerge che i disordini del sonno sono sotto-stimati e sotto trattati, pur costituendo un carico sia individuale sia sociale non trascurabile.
Un’altra ricerca ha studiato l’associazione tra sintomi legati al sonno e durata del sonno nei genitori e nei loro fili in relazione ad altri fattori di rischio in entrambe le generazioni, rilevando familiarità per brevità dei periodi di sonno, disturbi del sonno e sonnolenza diurna, correlazione che non è stata spiegata dallo stile di vita e dai fattori ambientali studiati, supportando invece un fattore ereditario nei problemi del sonno.

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