Tendinopatie nella corsa

Tendinopatie nella corsa

Tendinopatie nella corsa

A cura di Paride Travaglini

Un altro gruppo di traumi imputabili alla corsa riguardano i tendini, robuste strutture fibrose che legano i muscoli alle ossa o ad altre strutture di inserzione.
Anche i singoli tendini possono, infatti, essere interessati da processi degenerativi legati al sovraccarico funzionale.
Nei runners, le tendinopatie più frequenti sono a carico del tendine d’Achille, dei peronieri, del tibiale posteriore, dei muscoli adduttori spesso responsabili della pubalgia.
A differenza dei velocisti, nei fondisti il sovraccarico si realizza prevalentemente nella fase d’appoggio e non in quella di spinta.
Nella corsa infatti ogni volta che il piede tocca il suolo riceve una controspinta di oltre il 250% del peso corporeo. Moltiplicando questo valore per il numero di appoggi in una lunga distanza si intuisce il lavoro e la sollecitazione a carico soprattutto dei muscoli surali e del tendine d’Achille.
Esso ha origine dal muscolo tricipite della sura, si inserisce sul calcagno ed è implicato nella deambulazione, nella corsa e nel salto.
La sua infiammazione è tra le forme più comuni di tendiniti si ritrova sia in atleti agonisti che amatoriali, con una grande gamma di quadri clinici che vanno dalla peritendinite, alla degenerazione strutturale tendinosica, alla tendinopatia inserzionale fino alla rottura del tendine. Come altre lesioni da usura, inizialmente viene spesso trascurata ma una volta stabilizzata può causare lunghi periodi di invalidità e predisporre alla successiva rottura.
I principali fattori implicati in questa patologia sono un’attività eccessiva o non abituale come la corsa in salita, le scarpe indossate, il tipo di terreno su cui si corre, la conformazione anatomica del piede (piede molto arcuato, piede piatto o pronato) e la coordinazione del movimento.
Si lamentano dolore e rigidità lungo il decorso del tendine inizialmente legato allo sforzo ma che si presentano poi anche a riposo, alcune ore dopo o il giorno successivo all’attività atletica.
La palpazione o lo schiacciamento produce dolore; un’ecografia mette in evidenza il grado di lesione. Per escludere alterazioni ossee si può ricorrere ad una radiografia.
In caso di tendinite achillea oltre al riposo si ricorre ad antinfiammatori (ARPAGODOL a base di estratto secco titolato di Artiglio del Diavolo), terapia fisica e chinesiologica. Solo in caso di cronicizzazione può essere necessario l’intervento chirurgico. Anche tendiniti a carico dei peronieri ed del tibiale posteriore sono comuni nei runners.
Ad essere interessati sono i tendini che dalla loggia posteriore della gamba che si inseriscono sul piede rispettivamente al lato esterno ed al lato interno della caviglia, passando sotto i rispettivi malleoli. Sono implicati nell’azione e flessione plantare del piede durante il cammino, la corsa ed il salto e la loro infiammazione ha cause simili a quelle che colpiscono il tendine d’Achille.
Anche in questo caso la diagnosi si basa su un’esame obiettivo, esame ecografico e radiografico.
La terapia: riposo funzionale, antinfiammatori, fisiochinesiterapia.

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